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Andrea Dibitonto, intervista al co-founder di Marketing Ignorante

Chi sei? Dove sei nato e dove vivi?

Sono Andrea Dibitonto, nato a Marino e vivo a Roma

Di cosa ti occupi? Come sei arrivato a questo impiego?

Mi occupo di digital più o meno a 360°, tant’è che mi definisco un digital specialist.
Ci sono arrivato dopo anni di studio portati avanti parallelamente all’università e soprattutto testando sul campo.
Ho realizzato blog, pagine social, canali YT, automazioni, campagne ecc fino ad arrivare alla realizzazione, insieme a Steven Lo Presti, del progetto “Marketing Ignorante”, oggi una delle più grandi se non la più grande community social sul marketing.

Cosa ne pensi dell’utilizzo dei social network per il lavoro?

Per il mio lavoro la presenza sui social è essenziale e inevitabile, per svariati motivi. Volendoli riassumerli nei tre principali ti direi:

-Rappresentano una digital business card

-Sono il mezzo migliore per fare personal branding

-Sono il modo più veloce per fare networking e crearsi poi di riflesso nuove relazioni offline

Quanto è importante la passione per raggiungere i traguardi?

La passione personalmente la vedo come il carburante del successo.
Se oggi mettessi Matteo a fare l’allenatore di una squadra di calcio, riuscirebbe ad avere gli stessi risultati che ha da imprenditore? No, perché al di là del discorso competenze che può acquisire, non avrebbe la passione necessaria a raggiungere i traguardi richiesti dal calcio.
Esempio al volo, ma che rende chiara la mia idea di passione.

Qual è stata l’occasione o l’avvenimento che ti ha portato a cambiare completamente vita?

Un anno terribile, il 2016. Non entrerò nei dettagli perché non amo parlarne, ma posso dirti/vi che ho toccato il fondo e lì ho capito che se non avessi radicalmente cambiato la mia vita, non sarei più risalito.

Credi che i giovani possano creare una nuova imprenditoria, sia essa digitale o meno?

Se non lo fanno in queste epoca, stanno sprecando un enorme opportunità.
Chiaro che l’imprenditoria te la devi sentir cucita addosso, ma non ha un’età e oggi ci sono veramente mille mila modi di farla.
Conosco ragazzi di vent’anni che guadagnano come gente che ha trent’anni di esperienza alle spalle…fate vobis!

Quanto è importante viaggiare per creare le proprie opportunità?

Ammetto di non essere un grande viaggiatore, ma da qualsiasi viaggio sono uscito con esperienza, conoscenze e opportunità nuove, sempre! Quindi si lo ritengo assolutamente importante.

-Lavoro, è presente e non si ha voglia, va creato o non ce n’è?

Il lavoro è strettamente legato all’individuo, nel senso che se non c’è dove sei basato, te lo vai a prendere, se non esiste te lo crei.
L’opzione “non ce n’è” lasciamola a chi predica il “lamentesimo”, religione molto diffusa qui in Italia.

In cosa è differente il tuo modo di lavorare?

Personalmente ho un approccio multipotenziale al lavoro, non essendo un verticale porto dentro al lavoro una visione sistemica frutto delle tante cose che ho fatto e conosco. Questo mi differenzia sicuramente rispetto agli specialist e mi permette di dialogare con qualunque figura del mondo digital.
Qualcuno mi definirebbe growth hacker, ma le etichette non mi son mai piaciute.

Secondo te, perchè sei riuscito ad arrivare dove sei? Quale strategia ha funzionato di più?

Sono arrivato dove sono perché a differenza dei miei colleghi universitari, invece di passare intere giornate all’uni a cazzeggiare e finire poi in qualche locale a bere e ballare, passavo il mio tempo a studiare e praticare, anche perché se non lo fai all’università quando vuoi farlo?
Molti potrebbero obiettare dicendo che poi trascuri l’università e gli esami vanno male, in realtà è una scusa, perché personalmente mi sono laureato con il massimo dei voti in economia, quindi sono la prova vivente che organizzazione e volontà fanno la differenza, cosa che sicuramente non possono fare cazzeggio e alcool.
Tra l’altro in tutto questo non mi sono privato di uscire con ragazze, portare avanti le mie passioni e frequentare gli amici, quindi ripeto se sei organizzato e hai forza di volontà, puoi fare tutto, il resto sono scuse da pischelletto (come diremmo qui a Roma).

Quanto è importante il marketing, la parte strategica e la comunicazione, quanto hanno inficiato nel raggiungimento dei tuoi traguardi?

Avendo studiato principalmente queste discipline ti direi che non hanno inficiato nel raggiungimento dei miei traguardi, SONO STATE FONDAMENTALI al raggiungimento dei miei traguardi.
E lo sono per qualunque azienda e/o professionista.
Come diceva sempre un grande docente che seguivo “il marketing è la prima voce di bilancio”.

Qual è il nemico peggiore; mancanza di aspirazione o voglia di avere tutto e subito senza sacrifici?

In quest’epoca secondo me il nemico peggiore è la gratificazione istantanea che è un modo più figo di chiamare il “tutto e subito”.
Cerchiamo la dopamina esattamente come il fumatore cerca la sigaretta, ma questo sta creando una generazione di insoddisfatti cronici che trovano soddisfazione solo in cose effimere e più in generale nell’approvazione altrui.

Se potessi tornare indietro per cambiare qualche scelta fatta in passato, cambieresti qualcosa?

Avrei voluto studiare in America, avendone anche l’opportunità.

Quanto è importante circondarsi di persone che ce l’hanno fatta?

È fondamentale! Ti faccio un esempio, la Silicon Valley funziona perché è permeata di persone che ce l’hanno fatta o ce la stanno facendo, questo alza l’asticella.
Qui invece come al solito è pieno di lamentosi che ti dicono che le cose non funzionano o di startup che falliscono perché lasciano che gli stipendi si mangino l’investimento.

Raccontaci un piccolo aneddoto che descrive perfettamente la tua personalità

Ci chiamano a fare uno speech all’università di Tor Vergata, io non avevo neanche idea di come si preparasse uno speech figurati a parlare difronte a 100 studenti quando neanche avevo finito l’università, era tipo terrorizzato.
Eppure preso il microfono in mano, mi è sembrata la cosa più facile del mondo.
Questo per raccontarti/vi che sono uno che si mette sempre in dubbio, ma che poi il risultato a casa lo porta sempre.

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