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Intervista a Gianluca Gallo, disegnatore di successo.

Dopo la prima intervista a Carlo Vulnera (che potete leggere qui Intervista a Carlo Vulnera), la seconda intevista ad Alessandro Vivirito, (Intervista ad Alessandro Vivirito, CEO di Dando Exclusive) eccoci oggi con Gianluca Gallo, ragazzo che sta avendo successo nel mondo grazie ai suoi disegni.

– Chi sei? Da dove vieni?

Mi chiamo Gianluca Gallo, ogni tanto disegno e in questo momento vengo dal meccanico, perché mi hanno tamponato la macchina.

 

– Nasce tutto per scherzo, per un sogno o per un bisogno?

Diciamo per tutti e tre insieme. Fare l’illustratore era il sogno che avevo quando ero un bambino, accantonato per molto tempo e ripreso per un bisogno, ho messo su internet quello che facevo un po’ per scherzo ed ora eccomi qui. Quindi direi decisamente tutti e tre.

 

– Quanto hanno inciso i Social nello sviluppo del tuo successo?

La diffusione delle mie illustrazioni è avvenuta sui social, con una pagina facebook fatta quasi per caso a Novembre, con molto timore, che ha cominciato ad avere tantissimi followers in poco tempo grazie al passaparola e alla condivisione. Poi da qui, la Rizzoli, casa editrice del gruppo Mondadori, che pubblicherà la mia prima raccolta di disegni, si è accorta dei miei disegni, mi ha mandato un messaggio sulla pagina per conoscermi e successivamente propormi un contratto editoriale…

Non so se chiamarlo successo, però direi che devo ai social tutto quello che mi è successo.

– Il lavoro deriva dalla passione o ci si può appassionare del lavoro?

C’è la famosa frase “scegli un lavoro che ti piace e non lavorerai neanche un giorno della tua vita”, che ovviamente condivido, anche se non totalmente.

Attualmente provo a non vivere le illustrazioni come un lavoro, almeno a livello psicologico, per non rischiare di entrare in tutti quei meccanismi (abitudine, schemi, scadenze, ansia ecc ecc) propri del lavoro. Avendo i miei disegni una componente emotiva molto preponderante preferisco continuare a farmi guidare dall’ispirazione, anche se questo vuol dire avere i miei tempi ed essere molto disorganizzato in alcuni fattori più pratici, almeno per un altro po’ preferisco sia così.

 

– Come ti vedi tra 5 anni?

É sempre stata una domanda che mi ha fatto paura, ora forse un po’ di meno rispetto a prima, ma in ogni caso non piace immaginarmi a distanza di anni. Spero solo di essere felice, che per me vuol dire addormentarmi la sera con la coscienza a posto, avere intorno persone che amo e fare quello che mi fa stare bene.

 

– Pensi di trasferirti fuori dall’Italia?

Ora come ora non è in programma, anche se mi ha sempre affascinato molto la vita all’estero, soprattutto il nord europa penso sia il posto perfetto per una persona come me, anche se ultimamente riflettevo che mi piacerebbe andare a vivere in Spagna o ancora meglio in Portogallo, non so, sarà l’età che avanza.

 

– Il tuo percorso è sempre stato improntato sull’attività che oggi compi o hai tentato più volte altre strade?

Ho sempre fatto il musicista nella vita o lavorato nel campo musicale in vari ambiti, mentre come studi ho seguito la strada umanistica, perché mi piaceva molto scrivere, quindi si, direi che ho intrapreso più strade in precedenza. Il disegno è stata la mia prima, fortissima passione in assoluto e alla fine è diventata la mia strada per una serie di incastri del destino, la vita è strana.

 

– Che suggerimento dai ad i tuoi coetanei?

Non penso che i miei coetanei abbiano bisogno dei miei suggerimenti, ma se proprio devo consigliare qualcosa gli direi di non aver paura. Viviamo in un’epoca in cui tutti cercano di affermare la propria personalità in tutti i modi, e in questo il web agevola molto, e farlo di per se non è necessariamente un male, però poi scopriamo di essere una generazione molto fragile, piena di persone che hanno tantissima paura di mostrare il loro lato più intimo, che hanno paura o non riescono a capire chi siano veramente. Forse perché di questi tempi, in cui siamo bombardati da tantissimi input diversi continuamente, chi siamo veramente lo riusciamo a capire solo vivendo sentimenti profondi, come ad esempio l’empatia, riusciamo a scoprirci davvero solo attraverso l’influenza reciproca che abbiamo con le cose, le emozioni che ci lascia il rapporto con gli altri e tutto quello che riusciamo a dare al mondo che ci circonda. Noto che avere un legame forte con le cose fa paura, forse perché vuol dire anche dover sacrificare un po’ di noi.

 

PS: Non dimenticare di dare un’occhiata agli altri articoli o alle altre interviste come quella a Carlo Vulnera o ad  Alessandro Vivirito, CEO di Dando Exclusive.

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