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Intervista a Luca Lixi, CEO di Lixi Invest – Tutti i segreti della finanza

Intervista a Luca Lixi, investitore, un consulente finanziario e un imprenditore digitale.

 

 
– Chi sei? Dove sei nato e dove vivi?

Luca Lixi, nato a Cagliari, meravigliosa Sardegna, 32 anni fa!
Vivo a Malta, nella baia di Spinola per l’esattezza (a St Julians)

 

– Di cosa ti occupi? Come sei arrivato a questo impiego?

Sono un investitore, un consulente finanziario e un imprenditore digitale.

Come sono arrivato a costruirmi questa realtà da zero? Hai 4 ore di tempo o 200 pagine? Sarò breve, dai!

Ho iniziato a lavorare in banca a 19 anni.
Dopo aver iniziato l’Università (Economia, of course) e aver dato qualche esame, non riuscivo a sopportare la vita da studente squattrinato.
Non potevo vivere coi miei, non potevo chiedere dei soldi ai miei per una pizza, un drink o per uscire con una ragazza. Anche perché soldi ce n’erano pochi.
Sapere che c’è chi fa questa vita a 35 anni mi fa venire l’ansia da parte loro.

Ho lavorato in banca per 8 anni.
All’inizio tutto bene, non si guadagnava poi tanto male (per un ragazzo di 20 anni) e mi ero creato una posizione.
Poi, con la crisi finanziaria del 2008, tutto inizia a peggiorare.
Ma, soprattutto, iniziavo a capire che non avrei voluto fare quella vita sino a 65 anni.
Resisto ancora qualche tempo e dò le dimissioni, tra le facce storte della gente che mi stava attorno.
A Cagliari, Sardegna, con la penuria di lavoro e un tessuto economico non proprio florido, chi lascia un posto di lavoro a tempo indeterminato viene visto come una sorta di alieno. Un alieno coglione però.

Apro la mia prima partita IVA come promotore finanziario, ovvero quell’omino che va in giro a investire i soldi della gente.
Mio padre è dipendente, mia madre è casalinga, i miei amici di sempre erano e sono idraulici, impiegati o piccoli commercianti (a parte i disoccupati).
Non avevo idea cosa volesse dire avere una partita IVA (per quanto una piccola ditta individuale da promotore finanziario), ma pensavo bastasse essere smart, sveglio ecc. e le cose sarebbero andate benone ed entro poco tempo avrei iniziato a contare i soldi delle provvigioni da una barca in rada a Villasimius.

Non andò proprio così, anzi. L’inizio fu un totale disastro.
Tanta fatica, tanto studio, ma pochi affari.
Dopo i primi mesi iniziavo a pensare che avessero ragione quelli che mi davano del coglione dopo aver lasciato il posto in banca.
“Sarò mica stato coglione davvero?”

No, non lo ero stato, ma l’avrei scoperto dopo.
Dopo aver preso le misure su ciò che davvero era la mia professione – e per far questo devo ringraziare sinceramente Frank Merenda che, con la sua formazione che ho avidamente consumato, ha acceso la scintilla per i miei progetti – le cose hanno iniziato a girare per il meglio.

Il resto è storia recente, e considerando che sino a 4 anni fa lavoravo ancora in banca, direi che il meglio deve ancora venire.
Non è stato facile, e non lo sarà neanche in futuro.
Perché niente di ciò che vale davvero è facile. Sennò sarebbe alla portata di tutti.

 

 

– Cosa ne pensi dell’utilizzo dei social network per il lavoro?

Fondamentali se usati come uno strumento.
Permettono a uno come me, un sig. nessuno ma con tante cose da dire, di arrivare a una platea un tempo inimmaginabile.

Bisogna chiaramente ricordarsi che se si usano i social come dei “consumatori”, di certo non serviranno a nulla se non a perdere tempo.
Ma se si usano i social come “produttori”, sono da considerare uno degli strumenti più validi.
Io, ad esempio, non sono un grande blogger né un grande scrittore di email.
Sono molto impegnato e non ho tempo di scrivere grandi articoli.
Invece su Facebook sono attivissimo, perché lo reputo anche il “media” più spontaneo.

 

 

– Qual è stata l’occasione o l’avvenimento che ti ha portato a cambiare completamente vita?

Nessuna occasione particolare.
Semplicemente, al ritorno delle ferie estive (ovvero quei 20 giorni di libertà che baratti con 300 giorni di prigionia), ho avuto una visione della mia scrivania in ufficio.

Io a 55 anni, sovrappeso, senza capelli (non ridere), pallido, illuminato dalle luci al neon, con una camicia a maniche corte e cravatta (penso uno degli abbinamenti più orribili della storia dell’uomo).

In quel momento ho deciso che non avrei voluto fare quella vita, e mi sono dimesso.

 

– Credi che i giovani possano creare una nuova imprenditoria, sia essa digitale o meno?

Non esiste nuova o vecchia imprenditoria, imho.

Esiste chi rischia e chi non rischia.
Sinceramente, non vedo questo grande spirito imprenditoriale attorno a me, specialmente tra miei coetanei oppure in certi ambienti territoriali.
La cattiva cultura italiana, nemica dell’imprenditore, sarà dura da sradicare.

 

– Quanto è importante viaggiare per creare le proprie opportunità?

Fondamentale.

Negli ultimi 24 mesi ho cambiato 4 residenze, 3 regioni e 2 Stati (tra Cagliari, Treviso, Saronno e Malta). Per me questo è viaggiare.
Ma se per viaggiare si intende solo andare 15 giorni a Mykonos o dall’altra parte del mondo giusto per dire di esserci stati, questo non serve a nulla.

Da un punto di vista di opportunità, intendo.

 

– Lavoro, è presente e non si ha voglia, va creato o non ce n’è?

Discorso complesso. Non sono un motivatore o un esperto di business.

Penso che questa sia decisamente l’epoca più densa di opportunità anche per chi non appartiene a ceti sociali particolarmente altolocati.
Chiaramente, bisogna muovere il culo.
Chiaramente, bisogna comprendere il concetto di rischio = rendimento.

Non si può ambire a un rendimento elevato (fondare un’attività che va forte) senza prendersi il relativo rischio (fallire).

Laggente, lo vedo anche dal mio campo di studio che sono gli investimenti, vorrebbe il rendimento senza rischio.
Diventare milionari senza mettersi in gioco e senza faticare, senza possibilità di fallire.
Non funziona così.
Come vi potrà confermare chiunque “ce l’abbia fatta”.

 

– Se potessi tornare indietro per cambiare qualche scelta fatta in passato, cambieresti qualcosa?

In linea generale no, perché penso che anche le esperienze più strane e non proprio edificanti siano state utili per temprarmi.

Siamo quello che abbiamo vissuto.
Se proprio devo pensarci, e dovessi dare un consiglio a un fratello minore, avrei voluto sfruttare le estati della gioventù per imparare una lingua o iniziare a lavorare.
Anziché stare al playground al Poetto a cazzeggiare, prendere il sole e giocare a basket.

Ma magari mi è servita più quell’esperienza, who knows?

 

– Quanto è importante circondarsi di persone che ce l’hanno fatta?

Ho scelto di vivere a Malta anche per questo motivo.
L’area in cui vivo è decisamente movimentata, multietnica, multilingua, giovane e dinamica.
Vivere in un certo tipo di provincia italiana, con le persone che hanno il muso e sono tristi perché “c’è crisi” mi infastidiva.

Per il resto, intrattengo rapporto giornalieri (principalmente virtuali) sono centinaia di amici imprenditori che ho avuto la fortuna di conoscere nel corso degli anni, da cui ho imparato tanto e che stimo.
Anche questo è fondamentale.

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