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Marco Baldocchi, da uno scantinato in Italia alla realtà aumentata a Miami

Marco Baldocchi ci racconta la sua storia, da come tutto è cominciato a Lucca a cosa è diventato a Miami!

– Chi sei? Dove sei nato e dove vivi?

Mi chiamo Marco Baldocchi, sono nato a Lucca, una piccola cittadina della Toscana e vivo tra Lucca e Miami dove ho avviato, circa un anno fa una agenzia di comunicazione ed una società che si occupa di augmented e virtual reality.

Sono Presidente dei Giovani Imprenditori Confcommercio Lucca & Massa Carrara e questo incarico mi permette di entrare in contatto con molte realtà PMI e comprendere le reali difficoltà e soprattutto necessità che queste hanno e confrontarle con il mercato degli Stati Uniti.

– Di cosa ti occupi? Come sei arrivato a questo impiego?

Mi occupo di comunicazione digitale con un’agenzia che ho fondato nel 2005 nella mia città e con la nuova società in Miami. La mia storia è lunga e buffa, ho iniziato durante gli anni dell’università a lavorare come tecnico di laboratorio in un negozio di informatica di periferia, lavoravo in una specie di scantinato dove assemblavo e riparavo computer. Da lì la curiosità mi spinse a studiare Macromedia Flash, e divenni un designer di siti web, successivamentei ebbi la fortuna di essere promosso manager in una società di comunicazione che mi aveva ingaggiato per fare siti e nel 2005 decisi di mettermi alla prova, aprendo la mia agenzia.

La mia vita è sempre stata mossa dalla curiosità, dal voler imparare qualcosa che mi affascinava: i computer prima, poi Flash, poi la comunicazione ed ora… la realtà aumentata.

Il mio primo ufficio, a Lucca nel 2005, era una stanza di 16mq senza riscaldamento, ricordo che il primo acquisto che feci fu un orologio che permetteva ad una stufetta elettrica che stava sotto la mia scrivania di accendersi due ore prima che io arrivassi per trovare la stanza.. meno fredda!

Oggi mi occupo di strategie di comunicazione in vari ambiti, dal food al b2b, per clienti in Italia, Europa e Stati Uniti.

L’ambito del food mi è quasi caduto addosso e mi sono specializzato in neuromarketing e marketing emozionale in questo ambito; specializzazione che ha visto il suo punto più elevato con la pubblicazione (a breve) del mio libro “L’appetito vien emozionando” con l’introduzione dell’amico e grande imprenditore Stefano Versace ed un capitolo delle chef Franco Mazzei (chef anche per la Prova del Cuoco).

– Cosa ne pensi dell’utilizzo dei social network per il lavoro?

I social network sono un ottimo strumento in ambito lavorativo soprattutto in base all’ambito in cui operi. Spesso mi scontro con clienti che vorrebbero essere presenti su tutti i social senza capire che ogni canale ha il suo pubblico, il suo linguaggio e che spesso è deleterio essere onnipresenti: molto meglio essere su pochi social, ben targhettizzati e ben utilizzati. Un esempio? Se lavori nel B2B puoi serenamente fare a meno di Instagram (anche se va tanto di moda) per concentrarti su Linkedin, dove il pubblico è sicuramente più interessato al tuo prodotto o servizio.

– Qual è stata l’occasione o l’avvenimento che ti ha portato a cambiare completamente vita?

Una vacanza ed una persona: mia moglie.

Venivo spesso a Miami per vacanze, era una città che per me aveva un fascino assurdo e quando sono venuto l’ultima volta da “turista” insieme a mia moglie lei mi ha detto “perché non provi ad avviare la tua attività qui?”.

In quei giorni la persona che ci aveva affittato la casa, un immobiliarista brasiliano che affitta proprietà a New York, Miami e Rio de Janeiro mi disse che aveva problemi con la sua agenzia di comunicazione, decisi così di andare con lui ad un business meeting per comprendere quali fossero i problemi.

La sua agenzia americana, fortissima nell’advertising, non faceva minimamente strategia, ed io decisi, durante la vacanza di preparare una strategia e di regalarla al proprietario di quella casa.

Dopo qualche mesi mi contattò dicendomi che la mia strategia stava funzionando e che mi voleva come fornitore, pensai che i puntini si stavano collegando ed… iniziai la mia avventura.

– Credi che i giovani possano creare una nuova imprenditoria, sia essa digitale o meno?

Sicuramente, devono farlo! Essere giovani significa avere un’energia ed un fuoco dentro che a volte invecchiando si perde (per fortuna non tutti!). Negli occhi dei giovani che incontro oggi, soprattutto in Italia, vedo però più scoraggiamento che coraggio e spesso uno strano comportamento come se tutto fosse dovuto o come se avessero poca voglia di fare gavetta.

A loro dico sempre della mia stupida stufetta e della stanza freddissima e di quanto ho dovuto tirare giù prima di arrivare dove sono arrivato oggi e quanto ancora, ogni giorno, devo combattere per essere domani, migliore di oggi.

– Quanto è importante viaggiare per creare le proprie opportunità?

Viaggiare è vitale, ti permette di aprire gli occhi, di confrontarti con realtà diverse che alcune volte ami ed altre odi ma la diversità ti arricchisce sempre. Vengo da una città, che amo profondamente, famosa per avere le Mura rinascimentali intorno ed a Lucca si è soliti dire che “I lucchesi hanno le mura intorno alla testa prima ancora che intorno alla città” (questo ti fa capire quanto siamo visti di mentalità chiusa).

Se non avessi viaggiato tanto nella mia vita non sarei mai diventato quello che sono oggi, non avrei “subito” stimoli che mi hanno obbligato ad aprire gli occhi, a capire che ci sono mondi diversi da quello che io sono abituato a vedere.

– Lavoro, è presente e non si ha voglia, va creato o non ce n’è?

Un po’ ed un po’. Il lavoro non è sicuramente più come 30 o 40 anni fa, se si cerca quel tipo di lavoro è giusto dire che non c’è più.
Mia madre è una commerciante da sempre, ha un piccolo negozio di articoli per capelli nel centro di Lucca, oggi aprire un’attività come la sua, con la concorrenza del web e dei grandi marchi sarebbe dura, ma questo non significa che con un po’ di inventiva, coraggio e soprattutto passione non si possa fare impresa sul serio ed ottenere grandi risultati. Facile? No, assolutamente, ma non impossibile.
Noi italiani abbiamo risorse che nemmeno immaginiamo, sia personali che tecniche.

La voglia, purtroppo, spesso manca nei più giovani e questo è un peccato. Sono figli di una situazione generale che li spinge a vedere grigio, seguire i modelli sbagliati e spesso pretendono tutto e subito perché da piccoli non hanno mai dovuto sudare niente, credo che una generazione di genitori abbia donato troppo ai propri figli, e non voglio entrare nel merito del motivo, ma al tempo stesso non abbia fatto loro del bene: tutto troppo facile è uguale a nessun valore.

– In cosa è differente il tuo modo di lavorare?

Cerco di mettere passione e mettermi dall’altra parte. Vivo con la logica del “fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te” e applico questo meccanismo anche nel lavoro. Ogni volta che creo una campagna cerco di mettermi nei panni dei diversi tipi di pubblico e di comprendere, realmente, cosa possano desiderare.

Osservo, molto, continuamente e cerco di camminare lentamente (insegnamento di un grande fotografo quando studiavo in quell’ambito) per non perdermi nessun dettaglio del mondo che mi circorda: questo mi è molto utile nel mio lavoro.

Credo inoltre che la differenza la faccia anche la curiosità e la voglia di essere “domani migliore di oggi”, studio, tanto, continuamente per cogliere opportunità ed offrire ai miei clienti idee nuove che possono essere per loro uno strumento in più nei confronti della concorrenza.

Marco Baldocchi

– Secondo te, perché sei riuscito ad arrivare dove sei? Quale strategia ha funzionato di più?

No pain, no gain. Solo questa. Faticare, comprendere che cadere fa parte del percorso di crescita ed è sbagliato sprecare forze per non cadere, perché succederà. E’ molto meglio, o almeno con me ha funzionato di più, cercare di usare le forze per rialzarsi quando si cade e non piangersi addosso, cercare di fare autocritica, senza sentirsi mai arrivati, capire i propri errori e stringere i denti: vince chi combatte tutti i giorni non chi ha solo talento.

– Qual è il nemico peggiore; mancanza di aspirazione o voglia di avere tutto e subito senza sacrifici?

Forse la voglia di avere tutto e subito senza faticare anche se devo essere onesto non è facile dirti quale delle due cose possa essere il nemico peggiore. L’aspirazione è la benzina che ti spinge ogni giorni ad “ingegnarti” a comprendere che non possiamo sederci ad aspettare che il successo ci colpisca per qualche motivo fortunato; giusto per dirti non ho mai giocato a lotterie o simili, credo che il successo te lo crei, non ti piove addosso. Spesso però parlo con persone che preferiscono lamentarsi del mondo che va male piuttosto che provare a cambiarlo e loro chiedo: con il tuo comportamento, domani il mondo sarà migliore? Non credo. Non ti piace la tua situazione? Cambiala, se domani farai quello che hai fatto oggi, domani sarà uguale ad oggi.

– Se potessi tornare indietro per cambiare qualche scelta fatta in passato, cambieresti qualcosa?

Ho commesso tanti errori nella mia vita, sia personale che professionale. Mi sono fidato di persone delle quali non avrei dovuto e sono stato truffato o deluso da persone che si fingevano “imprenditori” o “amici” o altro per poi scoprire che erano solo tante belle parole. Cambierei qualcosa? No, quello che ho vissuto ha fatto di me quello che sono oggi e mi sono stati i calci nel …… quelli che mi hanno fatto crescere di più, quindi ben vengano gli errori!

– Quanto è importante circondarsi di persone che ce l’hanno fatta?

E’ fondamentale, le persone che sono riuscite a fare ciò che desideravano sono sempre fonte di energia e di spunti interessanti. Quando ho avuto nella mia vita l’opportunità di parlare con chi aveva fatto un grande salto nella sua vita sono spesso rimasto affascinato della semplicità e dell’umiltà di queste persone che raccontavano il loro percorso come “semplice” seppure fosse assolutamente eccezionale.

Chi è riuscito a raggiungere il proprio goal è, secondo me, un esempio da ammirare e non da invidiare, anzi, riuscire a carpire i segreti della loro tenacia, della loro forza, soprattutto nei momenti difficili, può essere un insegnamento di vita incredibile che arricchisce sempre.

– Raccontaci un piccolo aneddoto che descrive perfettamente la tua personalità

L’aneddoto è collegato alla realtà aumentata. Tempo fa studiai una soluzione per la realtà aumentata nel mondo del business che a mio avviso poteva essere estremamente innovativa e fruibile dal grande pubblico, così decisi in occasione di un meeting con un importante potenziale cliente di proporre questa idea. Quando iniziai a parlare avevo il fuoco nelle vene, pensavo di avere per le mani una grande idea: la reazione fu disarmante, mi guardò con totale disinteresse e mi disse “e quindi? Che me ne faccio, lascia perdere”.

Tornai a casa riflettendo su quelle parole ma soprattutto sul totale disinteresse che quella persona aveva provato nei confronti della mia idea. La notte non dormii molto. Al mattino successivo non pensai di abbandonare l’idea ma cercai di capire dove avessi sbagliato, forse nella presentazione? Forse non avevo trasmesso il giusto valore? Riprovai con un altro. Stesso insuccesso. Non dormii di nuovo una notte. Il giorno dopo ripensai alle parole di un amico e grande manager che mi disse “Quando ero andato in America con la mia società, le prime volte tornavo indietro con nessun contratto e mi rattristavo, fino al primo che ha creduto in me, oggi siamo una corporate con sedi in tutto il mondo”.

Ed andai avanti. Esportai il progetto negli Stati Uniti e li, trovai il successo che, secondo me, il mio progetto meritava. Ho trovato imprenditori in grado di capire la mia idea e la cosa più anacronistica? Il primo cliente a cui lo proposi in Italia, mi ha ricercato perché venuto a conoscenza del successo negli States. Come ti dicevo “No pain, no gain”.

– BONUS: Dove possiamo seguirti? Linka i tuoi canali

Su Facebook: fb.me/marcobaldocchi, Instagram marco.baldocchi sono i principali canali.

Ma su www.marcobaldocchi.com puoi trovare un mio blog (in lingua inglese) e su www.on-web.net (lingua italiana) dove ogni tanto (purtroppo non più spesso come vorrei) scrivo di comunicazione digitale.

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