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UNA VITA DI RISCATTI.

Ti avviso, probabilmente sarà il post su Facebook più lungo della storia del social o almeno ti garantisco che lo sarà del mio diario.

Sarà anche il post con più probabilità di errori grammaticali, ma perché sarà il post più vero, più emotivo, più reale e senza filtri che leggerai nella tua vita.

Rideremo, piangeremo, ci arrabbieremo e ci scopriremo nella lettura di questa storia… perché vomiterò tutto quello che ho dentro.

La vita fino ai 18 anni è un qualcosa che scorre, senza troppi pensieri, senza troppi programmi, senza fretta e troppe ansie.

Poi finisce la scuola, si devono prendere delle scelte e spesso, anche in questa fase, non le prendiamo con il giusto peso… ma non voglio fare la lezione salva vita a qualche ragazzino che sta finendo la scuola.

Voglio raccontarti, da quel giorno ad oggi.

Voglio raccontarti come oggi ho 10 anni, si perché non ha senso dire 28 anni quando i primi 18 sono uno scorrere di eventi, un mettere le basi per qualcosa che per qualcuno è stato un futuro soleggiato e pieno di positive ed importanti amicizie mentre per altri no.

Oggi ho 10 anni e qualche mese… Sono il risultato di tanti sogni infranti e di tantissime delusioni, di tante lezioni, tanti fallimenti, tanti traguardi e sorrisi sudati.

Mi ricordo le mie scelte, che per molti vengono viste come sbagliate (non nei miei confronti, perché non le considero neanche io così) perché hanno come risultato la perdita di tempo, di anni, di energie, di sofferenze, ansie e altre mille cose negative.

Guardo oggi queste scelte e vedo delle lezioni, delle basi che neanche io vedevo sul momento.

Avevo la passione per le moto, per le corse in moto per dirla meglio… correvo, spendevo tutti i miei soldi della paghetta in quella Aprilia 125 da gara che ho ancora gelosamente conservata in garage.

Cosa potevo fare? Correre sembrava già impossibile economicamente, ma volevo restare nel mondo dei motori e magari diventare qualcuno di importante nelle corse creando qualcosa di eccezionale…

Mi iscrissi all’università, ingegneria meccanica per la precisione, all’Università della Calabria.

Perché lì?

Perché, la verità, non volevo allontanarmi troppo da casa, da mamma, dagli amici, dalla routine, dal restare “non adulto” e da tutto quello che nei miei 18 anni di rodaggio era quotidiano.

Studiacchiavo, vedevo i sacrifici per mandarmi all’università, tornavo a Catanzaro ogni venerdì e restavo fedele alla mia routine con gli amici di sempre.

Amici che non sono più amici dal 2011, quando ho avuto una discussione, che per me che sono uno stronzo schietto era chiusa di persona, con tanto di serata continuata come sempre a giocare a pallone di notte ai Giardini di Catanzaro.

Il giorno dopo, tornato a Cosenza per l’università, vengo informato via sms che “visto come mi ero comportato, non ero più amico con tutti loro”.


Richiamai tutti, uno ad uno, non per elemosinare la loro amicizia, ma per sentirmi dire in faccia questa cosa e soprattutto per dire quanto ero deluso da un comportamento del genere e che mai più avrei avuto a che fare con loro.

Sono una persona di parola, sono passati 10 anni e non li ho mai più sentiti, non ho mai più rivolto la parola a queste persone e non ho il minimo interesse ad avere nella mia vita la falsità.

Qui persi ancora speranza nell’amicizia.

Perché dico “ancora”?

Perché ricordo anche a scuola, ero un ragazzino basso (figurarsi che ora sono alto al paragone) e come in genere accade, ero abbastanza bullizzato.
Non troppo, perché oltre il livello dello scherzo e poco di più, scleravo e non mi interessava più alcuna conseguenza.

Il problema è che a fare i bulli erano persone che magari si comportavano da amici, ma se c’era l’occasione di avvicinarsi ai “fighetti” approfittavano del nanetto di 30-40kg per farsi i forti.

“Fighetti” pfff… neanche a quei tempi li consideravo tali, oggi mi rendo conto di aver sempre avuto ragione e questi 4 falliti possono solo lasciarmi il loro “curriculum” sul porta carta igienica in bagno.

Queste piccole storie sono per spiegare quanto in realtà l’amicizia è un concetto abbastanza nuovo per me.

Certo, ci sono amici con i quali sono cresciuto, con cui mi sento quotidianamente o un po’ più raramente, persone che hanno creduto in me, amici che mi vogliono bene o che me ne hanno voluto.

Ma torniamo alla storia.

Ingegneria meccanica… Studiacchio, non mi impegno tantissimo, inizio ad avere i primi dubbi… finché non inizio a chiedermi “Cosa fa un ingegnere meccanico?”.

Ti sei mai chiesto che vita fa?

Beh, io ho immaginato la mia vita così:
Vivere in Germania, freddo, pioggia e foschia, mi alzo la mattina alle 7, mi preparo e vado in azienda, timbro un cartellino, mi siedo ad un pc e disegno un bullone… si, un fottuto BULLONE, aspetto che il pc calcoli se questo capolavoro di ingegneria reggerà i carichi che dovrà supportare e si fanno le 18… esco, faccio la spesa, torno a casa, cucino, tv e nanna.

Ripeti ogni giorno, per 38 anni, a 2000km da casa, per poi? Pensione? Morire? Boh!

Appena ho visto questo futuro…Blackout.

I libri erano senza testi ormai… pagine bianche, i professori parlavano una lingua che non esisteva nella mia testa.

Morale? 3 anni buttati.

Lascio l’università, ma contemporaneamente inizia a prendere forma quella che sarà la mia vera università.

Vogliamo aprire un Lounge Bar, il Gecko Lounge Bar.

Pazzia!
21 anni, catanzarese a Rende (Cosenza), senza esperienza lavorativa, che apre un locale dove si servono solo alcolici ma è astemio.

Si l’ho fatto… ed è stata la scelta migliore che potessi fare.

Grazie al Gecko ho scoperto cosa significa indebitarsi per un sogno, farsi il culo, la burocrazia italiana, l’ansia vera, le paure, le responsabilità, le priorità e tutto il resto.

Ma soprattutto grazie al Gecko ho conosciuto tantissime persone, ed ero dalla parte figa per una volta.

Avevo creato il locale più figo, avevo cambiato le abitudini del quartiere, quando arrivai a Quattromiglia le feste erano tutte di Martedì, ma io feci la mia serata universitaria il Mercoledì (poi ribattezzato Geckoledì), spostando le abitudini di tutti.

Ancora oggi a Quattromiglia si fanno le feste il mercoledì. <3

Grazie al Gecko ho scoperto il Marketing.

La mia ansia, la voglia di riempire il mio locale mi spinsero alla ricerca di soluzioni ed eccomi scoprire il marketing!

Intanto serate, feste, porto il reggae dalla Puglia al Gecko, mille format, mille tentativi, feste colossali.

Ci sono due momenti in particolare che non dimenticherò mai nella fase Gecko della mia vita:

Sta per iniziare il secondo anno di attività, è settembre… sono a Catanzaro, nonno sta male dopo un’estate che ha stravolto tutto.

È il 14 settembre 2014, dopo pranzo, mamma sale da nonno correndo, così dal nulla… mi chiama al citofono 5 minuti dopo, piange… Nonno non c’è più.

Vuoto totale… Crolla un pilastro della mia vita.

Il giorno dei funerali ho una laurea al locale, parto la mattina prestissimo, apro il Gecko, organizzo la festa di laurea, sistemo lo staff e prima che finisce tutto, prendo l’auto e faccio 100km, torno a casa e vado al funerale.

Si chiude un’era… i miei 18 anni di preparazione avevano un pilastro fortissimo e sempre presente, il nonno.

Da quel giorno non ho più festeggiato il compleanno, il 24 settembre.

Respiro… purtroppo il secondo momento è pessimo.

Un sabato sera di giugno 2016, sto chiudendo al locale e decido di fare una pazzia delle mie.

Preparo uno zaino e mi faccio 130 km per andare a Soverato, arrivo sul tardi e vado sul lungomare…

Li incontro amici e poi vedo passare Simone, con Bianca ed il bambino, non so perché ma torno indietro e corro da loro.

Saluto Simone e proseguo la mia serata… non sapevo che quella sarebbe stata l’ultima volta in cui avrei parlato a Simone.

Quattro giorni dopo, mi sveglio, vado al Gecko e trovo mamma preoccupata, dice che mia sorella l’ha chiamata dicendo che Simone ha avuto un incidente in moto e la situazione è molto grave… ma si sa poco.

Chiamo un amico… mi chiude la telefonata. Capisco tutto…

Simone mi manca dal 15 Giugno 2016.

Pausa, respiro… continuiamo la storia.

Cose strane nel periodo del Gecko, ma anche multe ingiuste e dimostrate su carta, infatti annullate (ho speso per dimostrare la mia legalità la stessa cifra con cui avrei pagato la multa, ma per principio non sopporto queste schifezze).

Come finisce la bella storia della mia laurea all’University of entrepreneurship at Gecko College?

Come tutte le storie solite… Una merda.

Do in gestione l’attività spinto da una nuova visualizzazione del mio futuro, nel quale mi vedevo a 50 anni ancora al Gecko a servire cicchetti alle matricole anno 2040 e pensando “cosa voglio fare da gran…mmmerda!”.

Gecko in gestione, contratto dal notaio con obbligo di acquisto dopo 1 anno di gestione (tutto certificato e contrattualizzato) … risultato? Beh siamo in causa ed io ho lavorato 3 anni per poi perdere tutto.

Grazie burocrazia italiana, grazie per far pagare 4.000€ per fare le carte dai notai e poi non valgono a nulla.

Quindi l’epilogo, Gecko in gestione e speranze alle stelle (1 anno dopo verranno meno le promesse e la vendita).

Torniamo tutti a Catanzaro, intanto studio marketing h24 perché un giorno avrò un’idea e voglio essere nelle condizioni di valutarla, strutturarla per investirci sopra i soldi della cessione.

Testo tante cose, lancio The Luxury Roses che sarà la mia macchina del test per il marketing, per i social, i funnel e tutto quello che studio.

Insomma finisco a vendere rose, si fa per dire, sono box di rose di lusso.

Sembra tutto vada avanti, ne bene, ne male, va semplicemente avanti.

Mi impegno, non esco, la notte la trascorro a studiare, creare, fare e sognare.

Sogno Milano, prenoto un viaggio a novembre 2017, 10 giorni per vederla, viverla un minimo e capire.

Sono stati 10 giorni bellissimi, non c’ero mai stato (tranne qualche ora una domenica) e vedo le opportunità che da questa città.

Papà inizia a star un po’ male, in questi giorni mi godo Milano ma sono turbato.

Spiego meglio una cosa…

Per chi non lo sapesse, i miei sono divorziati da quasi quando ne ho memoria… Con papà ci siamo goduti poco ma ho qualche bel ricordo importante, come quando mi ha accompagnato in Puglia a prendere il primo premio di poesia in Italia.

Siamo stati però sempre assenti o quasi… negli ultimi anni ci siamo riavvicinati, l’ho accompagnato in giro io e l’estate prima gli ho fatto la spesa qualche volta.

Avevamo iniziato a sentirci più spesso, ero speranzoso di renderlo fiero, volevo essere un riscatto anche per lui e forse, anche se non è facile capire quel che faccio, vedeva un futuro diverso per me.

Ricordo quando ero in Albania, a Tirana e lui mi chiamava per chiedermi se era un bel posto per andare dopo la pensione, se si poteva star bene e fare la bella vita con quel sussidio che gli avrebbero dato.

Si perché, dopo oltre 40 anni di lavoro nell’azienda degli autobus di Catanzaro, ancora doveva andare in pensione.

Torniamo alla storia.

Torno a Catanzaro, sono felicissimo del viaggio a Milano, della città… voglio andare lì, voglio riscattarmi e mi sembra la città giusta.

Sono motivato… ma poi “Matteo, tuo padre è ricoverato in ospedale, vai al pronto soccorso”.

Scappo subito lì… sto con lui tutto il giorno, tengo per me tutto quello che sono state quelle ore lì… la sera torno a casa per l’indomani essere lì ancora.

Taglio corto… Non riuscirò mai più a parlare con papà.

Ho denunciato tutto il denunciabile, la battaglia so che è persa perché ho perso quel 19 novembre 2017.

Ci sarà giustizia? Boh, a che serve…

Mi ritrovo sempre a dover pretendere giustizia, ancora nei miei anni –enti, sempre arrabbiato, che sembra che ce l’ho con tutti.

Sono stato sempre deluso, mi sono sempre rialzato ed ho sempre dato il massimo.

Negli ultimi anni ho continuato a sognare, ho desiderato andar via dall’Italia per sempre.

Mi sono sempre sentito un cittadino del mondo, siamo nati su questo pianeta e non vedo differenza di luoghi.

Ogni volta che mi è crollato qualcosa addosso, ho tratto forza per riscattarmi, per avere giustizia, per dimostrare quanto io valevo e quando niente mi tirasse a terra.

I desideri di riscatto, nati da queste ultime vicende, mi hanno portato a guardare anche oltre l’Oceano.

Ma ora voglio tagliare breve (sisi, come no… ho scritto oltre 2000 parole fino a qui) e voglio parlare dei riscatti e di quanto sono felice.

Sono felice perché ho capito che quello che ho è merito mio.

Perché tutto quello che ho raccolto, i traguardi che ho raggiunto, le persone che mi circondano e le scelte che ho fatto, sono il risultato di tutto questo passato.

Ringrazio gli “amici” di merda, ringrazio chi mi ha trattato male, chi mi ha fatto sentire inadeguato, chi ha preferito altre persone a me, chi non ha creduto nel ragazzino basso di 40kg, chi ha buttato merda, chi ha pensato di sfruttare il contrasto con me per spiccare, chi si è burlato e chi mi ha sfidato.

Devo tantissimo a tutte quelle persone che mi hanno fatto “incazzare” e che hanno provato a farmi credere di non essere alla loro altezza, perché avevano ragione… io non valgo così poco come loro.

Oggi vengo apprezzato, oggi sto cercando di prendermi il mio posto e di circondarmi da persone che mi capiscono, che mi vogliono bene, che desiderano avermi nelle loro giornate.

Oggi sono quella persona che ero anche prima, oggi sono l’orgoglio di me stesso, l’orgoglio di chi è andato via sapendo che ce l’avrei fatta.

Non deluderò mai le persone che hanno creduto in me, che mi vogliono bene, che sono sincere, oneste e speranzose.

So di dar fastidio a tutte quelle persone che odiano i miei riscatti, ai miei detrattori ed a chi per anni ha pensato di essere superiore a me.

Ho sempre dimostrato con i fatti, con la coerenza, con la determinazione e con i fallimenti, che dove voglio arrivare, alla fine arrivo.

E so che queste persone sono frustrate da tutto ciò, perché io sono l’esempio che uno sfigato, senza raccomandazioni, senza persone importanti in famiglia, senza ricchezza, senza vantaggi e senza altre scuse inutili, può arrivare ovunque vuole.

Perché ancora non sono arrivato dove voglio, probabilmente non arriverò mai visto che i traguardi si spostano sempre un po’ più in là.

Ma lo voglio ribadire…

Grazie a tutte le nuove amicizie che stanno nascendo, grazie a quelle di sempre, ai parenti, agli affetti, a chi crede in me, a chi mi dà fiducia, a chi c’è, a chi mi segue, a tutte le esperienze negative che hanno fatto scuola ed insomma a tutto quello che ha messo piede nella mia vita.

Oggi sono quel che sono, un po’ per quel che sono stati quei 18 anni, molto per quello che sono stati questi 10 anni.

Grazie per aver letto fin qui.
Oggi sei anche tu un po’ parte di me ed io parte di te.

Matteo Scalise

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